sabato 25 aprile 2015

Vita quotidiana e donne straordinarie




Heilà, è un bel po’ che non scrivo niente…in effetti le giornate hanno preso una piega molto ‘quotidiana’, il lavoro mi ha dato piuttosto da fare, ed eccomi qua con due settimane accumulate di ritardo, e voi che protestate e reclamate la vostra parte di resoconto… Okok, allora, vediamo…

Parlare di routine mi sembra ancora eccessivo, dato che ogni giorno c’è qualche nuova visita da fare, qualche nuova riunione, qualche nuova idea… Ma più o meno in questi giorni le mie giornate lavorative si sono svolte così, almeno una riunione da qualche altra ONG al giorno (condividere i nostri progetti per la ricostruzione, capire se possiamo collaborare, vedere se abbiamo informazioni reciprocamente utili sulle pratiche burocratiche, ecc.), scartoffie da compilare e completare (resoconti delle riunioni, programmazione delle attività, budget, ecc.), idee da buttare giù per il progetto (proposte preliminari, proposta di un workshop con l’università, suddivisione delle fasi del cantiere, ecc.), persone da contattate e posti da visitare per raccogliere informazioni utili alla parte operativa del progetto (fabbrica di mattoni in terra, sito dove frantumano i detriti di calcestruzzo dei palazzi crollati, ecc)… insomma, cose così.

Queste settimane sono poi state deliranti perché ho esaminato più di 50 curriculum e intervistato almeno 10 candidati per il posto di ingegnere locale, quello che mi dovrà supportare in tutte le attività più tecniche e in quelle più legate alla conoscenza del contesto (leggi, procedure, fornitori, ditte, ecc.). E’ stata una girandola di persone e informazioni, per di più frustrante perché mentre dal CV tutti i candidati preselezionati sembravano ottimi, all’intervista non erano in grado di fare un discorso decente in inglese né di capire bene quello che io dicevo o chiedevo. Il che pone un serio problema, ma insomma,troverò una soluzione.

La vita quotidiana, oltre il lavoro, è molto pigra e tranquilla. Adesso in casa siamo 4, oltre all’inglese (che mi fa morir dal ridere) e all’americano (altrettanto, ma per cose diverse), è arrivata una ragazza francese per un mesetto, e devo dire che si è creata una bella atmosfera, un clima piacevole e rilassato. Abbiamo iniziato a frequentare il giardino di quelli della croce rossa il venerdì pomeriggio, per stare un po’ all’aria aperta e in compagnia di altri internazionali, una volta tanto. Loro hanno 5 case diverse, una più grande e bella dell’altra, con giardini enormi e terrazze attrezzate, e in uno di questi giardini hanno nientemenochè un campo da beach volley, con sabbia vera! Ogni weekend ci si trova da loro e si gioca tutto il pomeriggio… cioè, loro giocano, e io mi metto al sole a leggere ;) 

Lo scorso weekend siamo andati a fare una passeggiata nella città vecchia, che in realtà di vecchio ha ben poco, tranne un paio di chiese (si, proprio chiese, la comunità cristiana a GZ non è troppo esigua, con mia sorpresa) millenarie che stanno in piedi per miracolo, e un piccolissimo museo in cui si trovano un po’ di cocci vari, qualche gioiello, qualche utensile e poco altro. La cosa è parecchio triste, perché questa città e questa terra, sto scoprendo, hanno una storia davvero millenaria (altro che Romani), sono stati il fulcro tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente per secoli, persino Napoleone aveva rispetto per GZ e la sua gente… Ma ora di tutto questo non rimane più niente, solo cemento e rovine, oltre a qualche vaso del 3000 a.C. esposto nella nicchia di una finestra su un trespolo di ferro battuto arrugginito con davanti un’etichetta scritta a macchina e neanche un vetro a proteggerlo…

La settimana scorsa sono stata invitata a casa di Sam, una delle capo progetto, che sin dall’inizio mi è piaciuta molto come persona e a cui sono piaciuta io, evidentemente. Quando mi ha proposto di andare da lei un pomeriggio a fumare narghilè, pensavo sarebbe stata una cosa di gruppo, tra colleghe, un pomeriggio tutte insieme. Invece non avevo capito niente, eravamo solo io e lei, e il pomeriggio non lo abbiamo passato a sorseggiare tè ma a friggere e mangiare spiedini (alle 6 di sera!!!). 

Ma è stato molto piacevole, Sam è una bella persona, una donna piena di energia e di vita, in ufficio è quella che ha più responsabilità di tutti anche se è allo stesso livello di altre persone (come ruolo e salario), e tiene letteralmente in piedi tutta la baracca. Credo che se se ne andasse lei, l’ufficio non resisterebbe una settimana, è la memoria storica, quella che ha avviato tutti i progetti, ha formato tutte le persone, e ha tenuto insieme tutto e tutti durante la guerra. E’ piccola e tonda, e scherza un sacco sulla sua buffa forma, si muove a saltelli, scattante e efficiente. Ha qualche anno meno di me ma è un po’ la ‘mamma’ di tutti, e da quando sono arrivata mi ha preso sotto la sua ala, è stata lei a inserirmi da subito tra i colleghi, a spiegarmi tutto quello che dovevo sapere e ad aiutarmi ogni volta che ne avevo bisogno.

Entrare nell’intimità di casa sua è stato un piacere e anche, devo dire, un onore per me. L’ammiro molto e sono felice che mi abbia accolto nella sua famiglia. Anche perché, mi sono resa conto, che per quanto sia sempre sorridente, solare, energica, decisa, è anche una persona molto sola e sofferente. Quel giorno, quando mi ha invitata da lei, secondo me aveva un bisogno incredibile di parlare e di confidarsi, perché mi ha raccontato delle cose della sua famiglia e del suo matrimonio che non sarebbero giustificate dal rapporto ancora giovane che abbiamo. E mi si è stretto il cuore, perché ho visto quella luce brillante che c’è sempre nei suoi occhi vacillare e offuscarsi, quando mi raccontava di come si sia sposata presto perché era stupida e giovane e qui si usa così, di come sia fortunata perché suo marito è aperto, tollerante e tranquillo ma comunque lontano, non presente in famiglia, poco collaborativo quando si tratta di occuparsi della bambina.
Mi ha raccontato di avere avuto un’amica carissima fin dall’infanzia, che era come una sorella ma che qualche anno fa è morta, lasciandole una gran solitudine e un gran buco nel cuore.
Mi ha accolto in casa senza hijab, il velo colorato che ogni giorno porta in testa, e mi ha raccontato di come lei vorrebbe non portarlo più, di come per lei non rappresenti nulla (‘sono una profonda credente ma per me non sono importanti i simboli della religione ma le azioni delle persone’) ma di come al contempo sarebbe mal vista e mal giudicata da tutti, prima fra tutte la famiglia del marito, se non portasse più il velo. E quindi, a malincuore, lo mette ancora, anche se lo porta legato in un modo molto ‘ribelle’ che lascia scoperto il collo, e se è d’accordo con il marito che quando esce da GZ se lo può levare.

Sono 2 anni che non vede sua madre, che sta in Egitto (anche lei è nata al Cairo, da famiglia palestinese emigrata), ed è un anno e mezzo che non esce da GZ (questo due settimane fa, adesso invece ha finalmente ottenuto il visto ed è potuta uscire per andare a trovare sua madre ad Alessandria, sono troppo felice per lei!!!). E poi mi ha parlato della guerra, l’ultima, quello di Luglio (perché ne hanno vissute 3 negli ultimi 5 anni…), di come dormissero vestiti per essere pronti a scappare in qualsiasi momento, di come in realtà NON dormissero perché ogni 5 secondi esplodeva una bomba o una light-bomb (un simpatico attrezzo che illumina le strade in modo che gli Indiani, non so se con i droni o con gli aerei, possano individuare movimenti sospetti e silurare chiunque si muova per le strade).
Di come cercassero di continuare a vivere e a lavorare il più possibile, uscendo ogni volta che c’erano un paio d’ore di tregua, sentendosi al telefono con gli altri colleghi ogni due ore per essere certi che tutti stessero bene e usando il telegiornale per sapere in quali quartieri fossero esplose più bombe.

Di come suo marito ad un certo punto ha sbroccato e voleva che scappassero fuori di casa (e lei cercava di fargli cambiare dea, visto che fuori di casa o ti sparano o ti bombardano o comunque non sai dove altro andare), e lei si è ritrovata davanti all’armadio di sua figlia, 7 anni, con un borsone in mano da riempire al volo, senza sapere in che modo chiedere a una bambina di scegliere il suo giocattolo preferito perché non sai se tornerai mai a casa a prendere anche gli altri… la stessa bambina che una notte le ha chiesto ‘mamma, ma se durante un bombardamento tu e papà morite, come farà la gente a sapere che io sono viva e che devono venire a cercarmi?’… E io avevo le lacrime agli occhi, mentre lei mi raccontava tutto questo fumando shisha nel suo salotto colorato e profumato di grigliata… come può essere che una bambina di sette anni debba preoccuparsi di una cosa del genere???

Comunque, oltre a queste cose tristi abbiamo anche scherzato, mi ha raccontato tutti i pettegolezzi sugli altri colleghi e la serata è finita alle 22 passate con me che ciondolavo sul divano,stremata di chiacchiere e cibo, e lei tutta arzilla che mi offriva altri cioccolatini! Non ho più lo stomaco di una volta!!!  ;)

mercoledì 8 aprile 2015

La mia pasqua in Palestina-Part 2

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Il sabato mi faceva male ogni singolo, remoto muscolo del mio corpo… Già non sono nota per le mie abilità atletiche, poi, dopo un mese di immobilità, figuriamoci… Quindi sono rimasta in zona albergo e la sera ho fatto una scappata con una ragazza italiana al Santo Sepolcro, tanto per avere un’idea di cosa sia la veglia pasquale a Gerusalemme (confesso che nemmeno sapevo si facesse…).

Invece il giorno dopo, domenica, mi sono alzata presto e sono andata a vedere la spianata delle Moschee… Perfetto, per celebrare la Pasqua, no? Vi viene in mente un posto più adatto? Al muro del pianto stavolta c’era una folla di gente accalcata che pregava, cantava, si dimenava e sbatteva la testa contro le pietre… Non ho capito bene se l’atmosfera era più gioiosa o più afflitta, in teoria dovrebbe essere una festa allegra anche per gli ebrei ortodossi, che celebrano la liberazione dalla schiavitù in Egitto, ma forse il fatto di dover stare per tutta una settimana a pane azzimo gli rovina giustamente un po’ l’umore! Come se non avessero già abbastanza divieti e censure nei giorni normali… Un amico mi raccontava che, se non sbaglio il Venerdì, gli ultra-ortodossi hanno (ma dimmi te) il divieto di strappare la carta igienica, quindi passano tutto il Venerdì a tagliarla e a farsi i mucchietti vicino al water per ovvie ragioni!!! Mah…




Bizzarrie a parte, ho scoperto a che serve quel fantastico ponte sospeso di legno che deturpa la piazza a ridosso del muro… sono davvero matti comnque… In pratica, per accedere alla spianata delle moschee, se sei un turista, non puoi passare da una delle porte da cui entrano i mussulmani, ma devi passare dal metal detector, entrare nel tunnel sospeso (eh si,c’hanno la fissa per i tunnel), passare sulla testa di quelli che stanno pregando al muro del pianto, e solo alla fine arrivi in alto, in quello che rimane del tempio di Salomone, luogo originario della compagnia dei Cavalieri Templari, là dove si dice che Maometto sia asceso al cielo ma anche che sia nascosta l’Arca dell’Alleanza… E tutto questo, attraverso un cunicolo sospeso presidiato da soldati Intillimani (!!!) armati fino ai denti. 





Quando arrivi in alto, però, e sbuchi all’aperto, è una visione da togliere il fiato… il Tempio della Roccia è uno spettacolo incredibile, persino per chi come me era rimasto a bocca aperta davanti a Santa Sofia. Non sto qui a descrivervela perché sarebbe banale, ma mi è piaciuto particolarmente passare la domenica di Pasqua in uno dei luoghi più sacri dell’Islam… adoro certe cose ;) 






Ad un certo punto, mentre passeggiavo sulla spianata, una donna ha iniziato a gridare ‘Allahu  Akbar’ e piano piano altre si sono aggiunte e poi dei bambini e il grido è diventato sempre più forte e stridulo… All’inizio ho pensato a qualcosa di brutto e di dovermi allontanare, poi ho visto che i soldati Indiani se ne stavano tranquilli e allora ho cercato di capire cosa stava succedendo. E ho visto che c’era un padre con dei bambini, ebrei, circondati da una decina di soldati armati, che era salito sulla spianata e stava camminando lungo le mura verso l’uscita più vicina. E ho capito. In pratica la spianata delle moschee è, oggi, riservata ai mussulmani, e i turisti sono accettati solo in certi orari e entrando solo da una specifica porta. Gli ebrei sono banditi, tranne ovviamente i soldati, che mantengono l’ordine. E quando qualche raro ebreo vuole salire a visitare velocemente la spianata (che ovviamente è un luogo sacro anche per loro), lo può fare solo sotto scorta, quasi di corsa, con frotte di mussulmani che gli urlano addosso per tutto il tragitto, finché non escono fuori. Un’altra di quelle esperienze e di quelle conoscenze da mettere nel cassetto delle cose assurde di questo mondo….
Poi ho raggiunto i ragazzi e siamo andati a Ramallah, un altro di quei posti ricoperti, almeno nel mio immaginario, da un velo di mistero e intrigo… E invece è una città reale, viva, e oltretutto piena di vita, di negozi, di movimento, in certi punto sembrava quasi Times Square! ;)




Siamo andati a vedere la tomba e il monumento di Arafat, il museo di un famoso poeta palestinese, abbiamo passeggiato per le vie del centro, siamo andati a trovare la sorella e i fantastici nipoti di uno dei ragazzi, e la sera siamo finiti nell’unico grattacielo della città, che all’ultimo piano ha un coffee shop panoramico, addirittura rotante (!!!) che a un certo punto si è trasformato in una balera, con signore anche piuttosto attempate vestite in modi improponibili e scatenate nelle danze arabe! E così ci siamo scatenati pure noi, un inatteso momento di follia, ma ci siamo ammazzati dalle risate! Questa è una delle canzoni che si sentono sempre, se vi va…

https://www.youtube.com/watch?v=pOb9UTRSqZA&list=PL6572AFF1E516A650&index=1






 

Insomma, ero distrutta, pensavo che sarei stata a casa alle 8 e invece a mezzanotte stavamo ancora al check point di Kalandia, a sperimentare la mia prima volta con una soldatessa Indiana a cui avrei volentieri spaccato la faccia…
Insomma, un’atra giornata bellissima, piena di cose, di contraddizioni, di assurdità, di cose pazzesche che per alcuni sono la vita quotidiana…

E oggi ho di nuovo passato il confine, il fantastico mondo di EZ (vero Barbablù???) ed eccomi di nuovo qua a GZ…a casetta… E sono stata felice di tornare, mi hanno accolta con grandi sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle… Sinceramente felici per me, che mi sono presa qualche giorno di pausa… Loro, che per la maggior parte non possono uscire se non su un’ambulanza… mi sono sentita una privilegiata a conoscerli, e uno schifo a non riuscire a mascherare la mia gioia per aver potuto fare qualcosa che per loro invece è solo un miraggio…


lunedì 6 aprile 2015

La mia Pasqua in Palestina-Part 1




In realtà il mio lungo weekend pasquale è iniziato in Israele, con una magnifica giornata passata con due colleghi/amici palestinesi e una collega franco-algerina basata ad Amman ma qui a Gerusalemme per un paio di settimane. Venerdì siamo partiti nel pomeriggio verso Jaffa, una città sul mare a una mezz’ora di macchina da Gerusalemme che ha una parte araba antica e molto bella, una lunghissima spiaggia, e in pratica oggi è un’estensione di Tel Aviv, verso sud.

Il tempo era bellissimo e i ragazzi erano super organizzati, hanno portato tutto quello che è immaginabile per un picnic in piena regola, dagli snack a 3 tipi diversi di bibite, al fornello portatile per fare il caffè, all’occorrente per fare un perfetto narghilè in 5 minuti! E’ stato fantastico, non mi sarei stupita se a un certo punto avessero tirato fuori dal cofano una tavola per stendere la pasta sfoglia! :)

Abbiamo fatto una passeggiata per le vie della città vecchia, anche qui vicoletti e scalinate come nella old city di Gerusalemme, ma con sullo sfondo un mare azzurro e brillante, bellissimo… Purtroppo era venerdì, quindi essendo una città/quartiere arabo era tutto chiuso, ma pare che gli altri giorni sia pieno di vita, mercatini, locali e vita. Ma poter camminare lungo la spiaggia, anche con il vento forte che c’era, è stato stupendo! 





Poi abbiamo affittato le bici (si, come a Stoccolma!), e dopo aver armeggiato per mezz’ora per far funzionare il malefico display, siamo partiti e ci siamo fatti tutto il lungomare, un percorso infinito tra bar, stabilimenti sulla spiaggia, parchetti e giardini, che d’estate deve essere pieno di gente e di casino.
Lungo la strada, man mano che entri più nel lungomare di Tel Aviv, sembra davvero di essere a Miami beach… grattacieli di vetro e acciaio, pontili, un porto turistico, zone per il gioco dei bambini, negozi di tutti i tipi e tutte le marche… un enorme centro commerciale all’aperto, tutto pulito e perfetto, un altro mondo… 





Fa impressione vedere quante differenze ci siano tra un posto e l’altro appena ti sposti di qualche chilometro… Ieri, sabato, passeggiando per Gerusalemme ovest ero circondata da ebrei ultraortodossi che passeggiavano nel silenzio delle strade pressoché deserte (eh si, in quella zone è il sabato il giorno di chiusura dei negozi… manco un bar per prendere un panino… che casino sta città, devi andare in giro con un foglio di excel per segnarti zone e orari!!!), con le loro palandrane nere, come dei corvacci, oppure in bianco con sulle spalle delle specie di bandiere che non so bene cosa significhino… e a Tel Aviv tutti in costume, minigonne ascellari, la coppia che gioca nell’acqua con lei che ha velo e vestito lungo fino ai piedi, accanto al palestrato in calzoncini e conta-pulsazioni che fa jogging lungo la spiaggia… Non sai da che parte guardare, e io sono ancora molto lontana dal capire anche solo un decimo di quello che vedo… ci sono talmente tanti modi paralleli e tante contraddizioni che per orientarmi mi ci vorrà altro che un anno!

  

Comunque, mentre tornavamo indietro in bici ho chiacchierato un sacco con MY, uno dei due ragazzi che ci hanno accompagnato, ed è stato incredibile, mentre ce ne andavamo in giro come un gruppo di amici qualsiasi in gita, mentre pedali parlare di come un giovane palestinese colto vive la sua vita tra Gerusalemme e il West Bank, cosa pensa di quello che succede, come cerca di razionalizzare ma poi non ci riesce fino in fondo, quello che pensa degli estremismi, come vive la dicotomia della sua città, dove arabi ed ebrei si possono frequentare, possono anche diventare amici, ma secondo lui difficilmente riusciranno a capirsi fino in fondo, dove ci sono quartieri in cui un arabo può essere picchiato a sangue da ragazzi ebrei e altri in cui nemmeno la polizia entra per paura dei palestinesi… un paese fratturato…

E poi, ti lasci alle spalle tutto questo, ti dimentichi dove sei e perché ci sei, e ti ritrovi a mezzanotte in un parcheggio sulla spiaggia, sotto le palme, con la macchina aperta, la musica a palla (bellissima, tra l’altro), gente che va e che viene, un narghilè montato per terra, a ridere come matti per lo scambio interculturale palestin-italo-franco-algerino sulle peggiori parolacce da sapere nelle varie lingue ma da non dire mai… 



E mentre pedalavo, nella sera, tra le luci del porto, con il vento addosso e le gambe che mi facevano male, ho pensato… e scusate il francesismo…cazzo quanto amo questo lavoro!!!