Heilà, è un bel po’ che non scrivo niente…in effetti le
giornate hanno preso una piega molto ‘quotidiana’, il lavoro mi ha dato
piuttosto da fare, ed eccomi qua con due settimane accumulate di ritardo, e voi
che protestate e reclamate la vostra parte di resoconto… Okok, allora, vediamo…
Parlare di routine mi sembra ancora eccessivo, dato che ogni
giorno c’è qualche nuova visita da fare, qualche nuova riunione, qualche nuova
idea… Ma più o meno in questi giorni le mie giornate lavorative si sono svolte
così, almeno una riunione da qualche altra ONG al giorno (condividere i nostri
progetti per la ricostruzione, capire se possiamo collaborare, vedere se
abbiamo informazioni reciprocamente utili sulle pratiche burocratiche, ecc.),
scartoffie da compilare e completare (resoconti delle riunioni, programmazione
delle attività, budget, ecc.), idee da buttare giù per il progetto (proposte
preliminari, proposta di un workshop con l’università, suddivisione delle fasi
del cantiere, ecc.), persone da contattate e posti da visitare per raccogliere
informazioni utili alla parte operativa del progetto (fabbrica di mattoni in
terra, sito dove frantumano i detriti di calcestruzzo dei palazzi crollati,
ecc)… insomma, cose così.
Queste settimane sono poi state deliranti perché ho esaminato
più di 50 curriculum e intervistato almeno 10 candidati per il posto di
ingegnere locale, quello che mi dovrà supportare in tutte le attività più
tecniche e in quelle più legate alla conoscenza del contesto (leggi, procedure,
fornitori, ditte, ecc.). E’ stata una girandola di persone e informazioni, per di
più frustrante perché mentre dal CV tutti i candidati preselezionati sembravano
ottimi, all’intervista non erano in grado di fare un discorso decente in
inglese né di capire bene quello che io dicevo o chiedevo. Il che pone un serio
problema, ma insomma,troverò una soluzione.
La vita quotidiana, oltre il lavoro, è molto pigra e
tranquilla. Adesso in casa siamo 4, oltre all’inglese (che mi fa morir dal
ridere) e all’americano (altrettanto, ma per cose diverse), è arrivata una
ragazza francese per un mesetto, e devo dire che si è creata una bella atmosfera,
un clima piacevole e rilassato. Abbiamo iniziato a frequentare il giardino di
quelli della croce rossa il venerdì pomeriggio, per stare un po’ all’aria
aperta e in compagnia di altri internazionali, una volta tanto. Loro hanno 5
case diverse, una più grande e bella dell’altra, con giardini enormi e terrazze
attrezzate, e in uno di questi giardini hanno nientemenochè un campo da beach
volley, con sabbia vera! Ogni weekend ci si trova da loro e si gioca tutto il
pomeriggio… cioè, loro giocano, e io mi metto al sole a leggere ;)
Lo scorso
weekend siamo andati a fare una passeggiata nella città vecchia, che in realtà
di vecchio ha ben poco, tranne un paio di chiese (si, proprio chiese, la
comunità cristiana a GZ non è troppo esigua, con mia sorpresa) millenarie che
stanno in piedi per miracolo, e un piccolissimo museo in cui si trovano un po’ di
cocci vari, qualche gioiello, qualche utensile e poco altro. La cosa è
parecchio triste, perché questa città e questa terra, sto scoprendo, hanno una
storia davvero millenaria (altro che Romani), sono stati il fulcro tra Europa,
Nord Africa e Medio Oriente per secoli, persino Napoleone aveva rispetto per GZ
e la sua gente… Ma ora di tutto questo non rimane più niente, solo cemento e
rovine, oltre a qualche vaso del 3000 a.C. esposto nella nicchia di una
finestra su un trespolo di ferro battuto arrugginito con davanti un’etichetta
scritta a macchina e neanche un vetro a proteggerlo…
La settimana scorsa sono stata invitata a casa di Sam, una
delle capo progetto, che sin dall’inizio mi è piaciuta molto come persona e a
cui sono piaciuta io, evidentemente. Quando mi ha proposto di andare da lei un
pomeriggio a fumare narghilè, pensavo sarebbe stata una cosa di gruppo, tra
colleghe, un pomeriggio tutte insieme. Invece non avevo capito niente, eravamo
solo io e lei, e il pomeriggio non lo abbiamo passato a sorseggiare tè ma a
friggere e mangiare spiedini (alle 6 di sera!!!).
Ma è stato molto piacevole,
Sam è una bella persona, una donna piena di energia e di vita, in ufficio è
quella che ha più responsabilità di tutti anche se è allo stesso livello di
altre persone (come ruolo e salario), e tiene letteralmente in piedi tutta la
baracca. Credo che se se ne andasse lei, l’ufficio non resisterebbe una
settimana, è la memoria storica, quella che ha avviato tutti i progetti, ha
formato tutte le persone, e ha tenuto insieme tutto e tutti durante la guerra. E’
piccola e tonda, e scherza un sacco sulla sua buffa forma, si muove a saltelli,
scattante e efficiente. Ha qualche anno meno di me ma è un po’ la ‘mamma’ di
tutti, e da quando sono arrivata mi ha preso sotto la sua ala, è stata lei a
inserirmi da subito tra i colleghi, a spiegarmi tutto quello che dovevo sapere
e ad aiutarmi ogni volta che ne avevo bisogno.
Entrare nell’intimità di casa sua è stato un piacere e
anche, devo dire, un onore per me. L’ammiro molto e sono felice che mi abbia
accolto nella sua famiglia. Anche perché, mi sono resa conto, che per quanto
sia sempre sorridente, solare, energica, decisa, è anche una persona molto sola
e sofferente. Quel giorno, quando mi ha invitata da lei, secondo me aveva un
bisogno incredibile di parlare e di confidarsi, perché mi ha raccontato delle
cose della sua famiglia e del suo matrimonio che non sarebbero giustificate dal
rapporto ancora giovane che abbiamo. E mi si è stretto il cuore, perché ho
visto quella luce brillante che c’è sempre nei suoi occhi vacillare e
offuscarsi, quando mi raccontava di come si sia sposata presto perché era
stupida e giovane e qui si usa così, di come sia fortunata perché suo marito è
aperto, tollerante e tranquillo ma comunque lontano, non presente in famiglia,
poco collaborativo quando si tratta di occuparsi della bambina.
Mi ha
raccontato di avere avuto un’amica carissima fin dall’infanzia, che era come
una sorella ma che qualche anno fa è morta, lasciandole una gran solitudine e
un gran buco nel cuore.
Mi ha accolto in casa senza hijab, il velo colorato che
ogni giorno porta in testa, e mi ha raccontato di come lei vorrebbe non
portarlo più, di come per lei non rappresenti nulla (‘sono una profonda
credente ma per me non sono importanti i simboli della religione ma le azioni
delle persone’) ma di come al contempo sarebbe mal vista e mal giudicata da
tutti, prima fra tutte la famiglia del marito, se non portasse più il velo. E
quindi, a malincuore, lo mette ancora, anche se lo porta legato in un modo
molto ‘ribelle’ che lascia scoperto il collo, e se è d’accordo con il marito
che quando esce da GZ se lo può levare.
Sono 2 anni che non vede sua madre, che sta in Egitto (anche
lei è nata al Cairo, da famiglia palestinese emigrata), ed è un anno e mezzo
che non esce da GZ (questo due settimane fa, adesso invece ha finalmente
ottenuto il visto ed è potuta uscire per andare a trovare sua madre ad
Alessandria, sono troppo felice per lei!!!). E poi mi ha parlato della guerra,
l’ultima, quello di Luglio (perché ne hanno vissute 3 negli ultimi 5 anni…), di
come dormissero vestiti per essere pronti a scappare in qualsiasi momento, di
come in realtà NON dormissero perché ogni 5 secondi esplodeva una bomba o una
light-bomb (un simpatico attrezzo che illumina le strade in modo che gli
Indiani, non so se con i droni o con gli aerei, possano individuare movimenti
sospetti e silurare chiunque si muova per le strade).
Di come cercassero di
continuare a vivere e a lavorare il più possibile, uscendo ogni volta che c’erano
un paio d’ore di tregua, sentendosi al telefono con gli altri colleghi ogni due
ore per essere certi che tutti stessero bene e usando il telegiornale per
sapere in quali quartieri fossero esplose più bombe.
Di come suo marito ad un certo punto ha sbroccato e voleva che
scappassero fuori di casa (e lei cercava di fargli cambiare dea, visto che
fuori di casa o ti sparano o ti bombardano o comunque non sai dove altro
andare), e lei si è ritrovata davanti all’armadio di sua figlia, 7 anni, con un
borsone in mano da riempire al volo, senza sapere in che modo chiedere a una
bambina di scegliere il suo giocattolo preferito perché non sai se tornerai mai
a casa a prendere anche gli altri… la stessa bambina che una notte le ha
chiesto ‘mamma, ma se durante un bombardamento tu e papà morite, come farà la
gente a sapere che io sono viva e che devono venire a cercarmi?’… E io avevo le
lacrime agli occhi, mentre lei mi raccontava tutto questo fumando shisha nel
suo salotto colorato e profumato di grigliata… come può essere che una bambina
di sette anni debba preoccuparsi di una cosa del genere???
Comunque, oltre a queste cose tristi abbiamo anche
scherzato, mi ha raccontato tutti i pettegolezzi sugli altri colleghi e la
serata è finita alle 22 passate con me che ciondolavo sul divano,stremata di
chiacchiere e cibo, e lei tutta arzilla che mi offriva altri cioccolatini! Non
ho più lo stomaco di una volta!!! ;)














